Il Food spopola su Instagram

A chi non è capitato di scattare una foto a un piatto che ci ha particolarmente colpito?

È all’ordine del giorno, ormai, vedere persone sedute ai tavoli dei ristoranti, con il proprio smartphone in mano, intenti a scattare foto “artistiche” da condividere sui social.

Il concetto di condivisione è alla base del nostro life style già da molto tempo: si condivide uno stato d’animo, un’immagine, un pensiero ma, innanzitutto, si condivide un’esperienza. Essere seduti a tavola, in un ristorante o a casa propria, da soli o in compagnia, mangiando cibi prelibati o piatti veloci, è un’esperienza.

Sicuramente il miglior canale per condividere un’esperienza positiva tramite un’immagine è Instagram. Quest’ultimo è un mezzo che può risultare utile per le persone che vogliono immortalare un momento e condividerlo con gli amici ma, soprattutto, può risultare un mezzo fondamentale per le aziende operanti nel settore del food.

Attraverso un’immagine, infatti, ristoratori e chef possono mostrare i propri piatti ottenendo un triplice risultato:

  • un’immagine positiva della propria attività;

  • curiosità da parte di potenziali nuovi clienti;

  • fidelizzazione dei clienti già acquisiti.

Gli esercenti si preoccuperanno di condividere gli scorci più suggestivi del proprio locale, presentando al meglio le pietanze e mostrando i propri professionisti all’opera. I clienti, invece, grazie ai post e alle foto condivise, mostreranno i vostri piatti ai loro amici, consigliando tacitamente il vostro ristorante ed evidenziando l’esperienza positiva vissuta.

Tuttavia, non sempre gli esercenti utilizzano questo canale. Perché?

I motivi possono essere molteplici: gli esercenti potrebbero non saper utilizzare queste piattaforme di ultima generazione o potrebbero non avere il tempo di dedicarsi costantemente alla promozione della propria immagine e alla condivisione delle foto.

In questi casi, è consigliabile affidare la gestione dei Social Media a esperti del settore che, nel giro di pochi mesi, riuscirebbero a generare nella mente delle persone curiosità e attenzione per la vostra attività.

Instagram, con i suoi 100 milioni di utenti al mese, è la piattaforma di photosharing più amata del momento e, per il settore del food nello specifico, funge da ritrovo per gli amanti del buon cibo che continueranno a condividere la propria food experience.

Ambra Zagarella – Social Media Marketer

Vetrina Facebook: cos’è e come funziona?

Il social media per eccellenza è sempre più proiettato verso la vendita online. Facebook, infatti, dà la possibilità alle pagine aziendali di inserire i prodotti oggetto di business.

Facebook, con il tempo, evolve, somigliando ogni giorno di più a un enorme e-commerce che privilegia il lavoro delle aziende, andando incontro alle loro esigenze.

Il tab a cui ci riferiamo si chiama Vetrina Facebook. Negli Stati Uniti, l’utente può acquistare direttamente sulla piattaforma social; in Italia, la vetrina è ancora in fase di sperimentazione e prevede l’acquisto solo tramite link esterni che fanno atterrare l’utente sull’e-commerce dell’azienda di riferimento.

 

Creare una vetrina è molto semplice: basta cliccare sulla voce Gestisci tab e aggiungere il tab Vetrina. La vetrina mostrerà tutti i vostri prodotti singolarmente, prodotto per prodotto, o per categoria di prodotti, mostrando le raccolte che potrete rinominare a vostro piacimento.

 

Aggiungere un prodotto alla vetrina è facilissimo…basta aggiungere il nome del prodotto, una foto (o più foto) o un video, il prezzo di vendita, la descrizione e, infine, l’url della pagina di acquisto. Quest’ultimo risulta fondamentale perché nel momento in cui l’utente decide di comprare, tramite l’url, può direttamente atterrare sull’e-commerce del vostro sito web e acquistare senza troppi fastidiosi passaggi.

Lo stesso procedimento dei prodotti può essere sfruttato per i servizi.

Facebook agevola ulteriormente le aziende perché dà  anche la possibilità di taggare i prodotti in vendita direttamente sui propri post. In questo modo le aziende potranno postare un link, un commento o semplicemente uno stato, aggiungendo contestualmente un prodotto.

Al momento della pubblicazione, l’azienda può decidere di sponsorizzare il post, raggiungendo un doppio risultato: la visibilità del contenuto e la vendita.

Facebook ci dimostra che la vendita è facile ed è alla portata di tutti. Probabilmente ciò che è importante non è solo saper utilizzare lo strumento facebook, quanto piuttosto creare il giusto contenuto.

Ambra Zagarella – Social Media Marketer

Cybersecurity: un mercato da quasi un miliardo di euro

Nell’universo sfaccettato e irrequieto del web, capita sempre più spesso di sentir parlare di cybersecurity. A volte in tono di allarme, altre volte come se il tema non avesse l’impatto che meriterebbe uno studio approfondito in materia. Ciò che è certo è che la sicurezza informatica è uno degli elementi più importanti che un’impresa deve tenere in considerazione, investendo denaro per la realizzazione di strumenti volti a preservarne l’attività.

Alcune statistiche di rilievo

Lo sapevate che in tutto il mondo, almeno 550 milioni di persone cadono vittime di un crimine informatico ogni anno? Al giorno il numero si attesta a 1 milione e mezzo. Questo significa che 18 persone ogni secondo vengono attaccate da un cybercriminale.

Un’impronta particolarmente d’impatto sui social media

Sulla sola piattaforma Facebook sono più di 600mila gli account che vengono compromessi ogni giorno. Un utente su dieci ha affermato di essere caduto preda di una frode o una truffa su un social network.

Gli attacchi informatici più comuni

Tra tutti spiccano virus, malware, worms, trojans, che si attestano al 50% di tutti gli attacchi informatici. Attività di phishing e social engineering sono altrettanto comuni e abituali. La violazione dei dati è un attacco piuttosto frequente, e viene compiuto spesso da ex dipendenti di una determinata azienda come un act of vengeance. Ad essere colpite sono soprattutto imprese legate al business, ospedali, istituti di credito, enti governativi o militari.

Un’iniziativa tutta italiana, tesa a prevenire il crimine informatico

CyberChallenge.it è il nome di un programma di addestramento volto a istruire in merito alla cybersecurity. Da un’idea del Centro di ricerca di Cyber Intelligence and Information Security dell’università La Sapienza, e patrocinato dal Laboratorio nazionale di cybersecurity del Cini. L’obiettivo finale? Creare degli esperti informatici in grado di affrontare tutte le problematiche connesse alla difesa informatica.

I seminari

I partecipanti della CyberChallenge appartengono a una fascia di età che comprende i 18 e i 23 anni. In un arco di dodici settimane hanno dovuto destreggiarsi tra lezioni e seminari all’interno dei quali hanno potuto accedere a insegnamenti specifici e particolari: dall’individuare un malware all’eliminare vulnerabilità dei software.

 

In Italia il mercato delle soluzioni di cybersecurity ha raggiunto nel 2016 un valore di 972 milioni di euro. È quanto è emerso da una recente indagine sviluppata dall’Osservatorio Information security and Privacy del Politecnico di Milano. L’occasione dello studio era l’evento “Security&Privacy dal dato sanitario, il trade off sanitario tra cybersecurity, tutela e sviluppo del mercato”.

Alessandro Patanella – CEO

Facebook lancia il Marketplace

Il 14 Agosto 2017 Facebook presenta un nuovo servizio attivo in 17 paesi europei tra cui il nostro: il marketplace, una vetrina dedicata alla compravendita tra gli utenti.

Con il nuovo aggiornamento concesso da Facebook, nella nostra home spunterà un’icona tramite la quale si potrà accedere a un’area dedicata alla vendita C2C.

Il venditore potrà così pubblicare l’annuncio inerente al prodotto che vuole vendere, scegliendo la categoria cui appartiene, il prezzo e, soprattutto, il raggio di diffusione dell’annuncio. In questo modo, l’annuncio risulterà tarato in base agli interessi segnalati dagli utenti che, quando cliccheranno sulla categoria preferita, troveranno facilmente il prodotto desiderato.

Tuttavia, il marketplace non rappresenta un vero e proprio e-commerce in quanto il prodotto non può essere acquistato direttamente tramite il social; facebook non permette l’acquisto online ma punta sul mettere in comunicazione gli utenti interessati alla compravendita che, successivamente, potranno concludere le trattative in privato.

L’esigenza da parte del social di creare una sezione dedicata agli annunci, nasce dall’eccessiva presenza su Facebook di gruppi dedicati alla compravendita: Mary Ku, Direttore del Product Management di Facebook, spiega che il nuovo servizio creato dal social serve a rendere più semplici ed efficaci gli scambi tra utenti.

D’ora in poi, quando avremo bisogno di vendere (o comprare) un prodotto specifico, probabilmente non useremo più piattaforme quali Ebay o Subito.it ma, nella maggior parte dei casi, ci affideremo ad un canale che utilizziamo giornalmente, che conosciamo e che sappiamo essere più che sicuro.

Ambra Zagarella – Social Media Marketer

Le Instagram Stories: perché sfruttarle?

Snapchat, il social network utilizzato per la maggior parte da un target giovanissimo, circa un anno fa viene completamente rimpiazzato da Instagram.
Dopo aver ricevuto un rifiuto per l’acquisizione dell’app del momento, Zuckerberg decide di dichiarare guerra a Snapchat, copiando qui e lì e creando, nell’Agosto 2016, le Instagram Stories.
Cosa sono?
Le Stories sono dei racconti quotidiani che utenti, influencer e aziende condividono per fare storytelling. L’obiettivo è raccontare scorci di vita che possano risultare interessanti per i followers.
Altro elemento fondamentale è la loro durata: le stories, infatti, sono visibili solo per 24 ore al termine delle quali scompaiono e, forse, è proprio questo il fattore da cui deriva la loro forza; infatti, le stories, non restando salvate sul nostro profilo, non possono ledere l’immagine di noi stessi che cerchiamo di costruire giorno per giorno.
Gli amanti di Instagram adesso, scelgono questo social perché incuriositi dalle vite altrui, dalle emozioni vissute dagli altri, dai luoghi del mondo che gli altri visitano e dagli abiti indossati dalle Ferragni di turno.
Strumenti quali la geolocalizzazione, le maschere (alla Snapchat), gli sticker tematici e gli hashtag, non fanno altro che accrescere l’interesse degli utenti nell’utilizzare questa piattaforma.
I brand intelligenti hanno cavalcato questo business in crescita, condividendo i proprio contenuti visivi in modo efficace e ottenendo in cambio milioni di followers, per svariati motivi.
In primo luogo, le stories garantiscono una copertura più ampia rispetto ai post tradizionali in quanto più accattivanti rispetto a una semplice foto.
In secondo luogo, gli spettatori sono più motivati a rispondere alle storie (garantendo un feedback) tramite messaggi diretti privati non resi pubblici e alla portata di tutti.
E, infine, le stories generano traffico utile per la creazione di una brand image forte e per l’acquisizione di nuovi potenziali clienti.
Appare piuttosto chiaro che le nuove modalità di condivisione possano essere sfruttate a proprio vantaggio da qualsivoglia impresa, sia di grandi che di medie o piccole dimensioni.
Il vero quesito è…perché molte aziende preferiscono rimanere nell’ombra senza seguire la tendenza del momento?

Ambra Zagarella – Social Media Marketer

Cibo e vendita online: opportunità da sfruttare

L’e-commerce dedicato al food & beverage è ancora in fase di sviluppo, ma le sue potenzialità di crescita sono davvero infinite.

Le vendite online alimentari, infatti, non sono state interessate dalla crisi. Il business del settore enogastronomico in Italia potrebbe totalizzare 3.5 miliardi di euro, cifre queste che appartengono alla situazione globale. Non sono spiccioli. Ad affermarlo è il risultato di un’indagine condotta da Kpmg e presentata nel workshop “Italian food decolla sulle piattaforme digitali”. Il workshop si è tenuto al Cibus Connect e ha visto la partecipazione di oltre 400 aziende dell’alimentare italiano.

Roberto Giovannini, partner Kpmg, sottolinea che l’e-commerce enogastronomico in Italia stenta ancora a prendere il volo. Esso rappresenta infatti solo lo 0.35% del totale delle vendite alimentari, e il suo valore è stimato a 570 milioni di euro. Se contiamo che nel mondo l’intero valore del settore raggiunge i 3.5 miliardi, la cifra è ancora fin troppo irrisoria.

L’e-commerce è un’opportunità da sfruttare, forse la sola per ciò che concerne il settore enogastronomico. Il cibo Made in Italy, d’altronde, è ai primi posti nei desideri dei consumatori mondiali. Tutti ne parlano e tutti lo vogliono. La nostra cucina non è seconda a quella di nessun altro Paese al mondo, e noi dobbiamo esportare tale eccellenza a un livello superiore.

Uno sguardo all’Oriente

Sicuramente, uno dei territori sui quali investire di più è il mercato asiatico, Cina in primis. Il totale delle vendite alimentari on line nel Paese più popoloso al mondo si attesta al 43% del volume globale di vendite food-related. (16.5 miliardi di dollari) In questo senso la piattaforma cinese Alibaba è un marketplace molto utile per permettere alle imprese agroalimentari italiane di approdare in Cina come si conviene. Sempre più utenti reclamano prodotti italiani. Il turismo cinese in Italia cresce a dismisura, e il Made in Italy è una risorsa che sta contando sempre di più sul passaparola delle nazioni estere.

Una risorsa su cui investire

Investire sul food & beverage è la mossa vincente da compiere, se si vuole sperare di risultare competitivi in un simile settore. Certo è che l’e-commerce, in Italia, è una risorsa che ancora non è stata portata allo sviluppo come ne converrebbe. Vi è ancora molto da fare, ma con le giuste strategie, le indagini di mercato appropriate e uno spiccato talento per le tendenze del prossimo futuro, non c’è dubbio che nel nostro Paese la situazione cambierà favorevolmente in maniera costante.

Alessandro Patanella – CEO

Chi vince nel mercato e-commerce? Il prodotto o il brand?

Non ci piove che tanto il nome del brand quanto il rilievo di chi ci lavora siano essenziali per decretare il successo di un particolare prodotto. Ma chi dice che il trionfo suscitato dall’uscita sul mercato di un prodotto particolarmente vincente sia solo merito del nome responsabile di una simile vittoria?

Se il prodotto è di qualità ma la comunicazione volta a promuoverlo è fallimentare, potete stare sicuri che non ci saranno mai possibilità che tale prodotto arrivi al cuore dei consumatori e si imponga nel vasto e variegato universo delle dinamiche di mercato. L’abbiamo sempre rimarcato: senza una strategia web marketing sensata e mirata e puntuale, contenuti anche di qualità rimarranno inevitabilmente oscuri agli internauti. E in campo di home design la questione è la stessa. Viceversa, se manca il prodotto, il brand non ci fa una così gran bella figura.

La presenza online del brand è necessaria

A livello globale circa il 70% degli utenti, dietro più di una motivazione, utilizza Internet per cercare informazioni in merito a prodotti specifici e particolari. Per un brand che si occupa di interior design la presenza sul web è fondamentale. Se non siete sul Web non potete sperare che la fascia dei cosiddetti Millennials (dai 15 ai 35 anni in media) possa entrare in contatto con quello che avete da offrire.

Ma la comunicazione è la vera parola chiave

Tanto nel social media marketing quanto nel web design quel che conta è saper comunicare bene. Avete un messaggio particolare che intendete trasmettere ai futuri acquirenti dei vostri prodotti? Preoccupatevi di creare piani editoriali o comunicativi costanti e strutturati e coerenti, non limitatevi a curare le grafiche dei vostri siti web. Potreste anche essere degli assi in materia di layout, Photoshop e linguaggi HTML5, ma se non vi occupate anche della promozione sui principali canali Social potete dire addio alla visibilità del vostro progetto. Inutile dire che anche e soprattutto le strategie SEO per portare il vostro sito al primo posto nei risultati di ricerca di Google è altrettanto importante.

Una conclusione

Brand o prodotto? Nessuno dei due, se le campagne di promozione online hanno mancato a portarli all’attenzione degli utenti online. Pertanto valutate sempre bene di creare un prodotto unico, e di allestirvi intorno una strategia pubblicitaria adeguata alla statura qualitativa dello stesso, e solo allora, con dati alla mano in merito alle conversioni, potrete davvero rispondere alla domanda.

 

Alessandro Patanella – CEO

AMAZON PUNTA SULLA CONQUISTA DEI SOCIAL MEDIA

Amazon è da sempre sinonimo di innovazione continua. Il suo percorso, segnato in principio dalla vendita di libri su una piattaforma online, non conosce più confini né limiti di sorta. Non solo vendita online, ma anche messaggistica istantanea e social media. E come non esserne sorpresi?

L’alternativa a WhatsApp

Uno dei settori online che Amazon non ha ancora coperto con le sue invenzioni è quello dell’instant messaging. Sappiamo benissimo come sfondare in un simile settore non sia proprio una passeggiata in montagna, tra Messenger, Telegram e WhatsApp a farla da padroni. Recentemente, secondo le indiscrezioni suscitate da Jeff Bezos, Amazon sarebbe al lavoro su una piattaforma di instant messaging capace di porsi quale concorrente reale dei colossi sopracitati.

Anytime

L’applicazione si chiamerà Anytime e si incentrerà sulle conversazioni di gruppo. Perterranno all’applicazione tutte le features che competono solitamente a uno strumento di messaggistica istantanea: emoji, crittografia, chiamate audio e video, condivisione di file, immagini, messaggi vocali. Anytime non dovrebbe però far uso di alcun numero di telefono per identificare gli utenti; basterebbero gli account registrati su Amazon, protetti da una password.

 

Oltre a Anytime c’è un’altra novità che dobbiamo aspettarci a breve. Amazon infatti non si accontenterà di competere con Messenger e WhatsApp, ma di entrare nel cuore dei social media con una piattaforma di sua proprietà, di nome Spark. L’applicazione combina l’immediatezza di Instagram con la precisione di Pinterest, Spark chiede agli utenti di scegliere almeno cinque interessi tra le categorie presenti sulla piattaforma (sport, moda, cucina, arredamento). Una volta scelti, si accede a una bacheca colma di video e immagini a tema, da cui è possibile acquistare i prodotti esposti. Si possono scrivere commenti, mettere mi piace, interagire con altri contatti in un clima di condivisione facebook-based.

Attualmente lo strumento è riservato agli abbonati al servizio Prime di Amazon risiedenti negli Stati Uniti.

Marco Sgammeglia – COO

User Experience? Guida dalla A alla UX

Cosa è la User Experience? Per svelarvi i segreti, abbiamo stilato una guida facilmente consultabile in merito a quelle che sono le peculiarità di questa strategia. 

A/B Testing

L’A/B Testing è divertentissimo. In pratica vengono sottoposte a un utente due versioni di un dato prodotto, e l’utente deve decidere quale delle due predilige di più. Un po’ meno divertente se proprio la versione che voi sentivate più cara è proprio la versione che l’utente sceglie di scartare.

Adaptive Web Design

Una strategia di web design tesa a rendere l’interfaccia di un sito web visibile da più dispositivi. Interazione e visualizzazione del sito saranno adattate al device specifico, sia questo un tablet o uno smartphone. Rispetto al Responsive Web Design questa strategia permette al sito web di adattarsi in maniera più totalizzante.

Collaborative design

Libertà è partecipazione, disse Gaber. In campo web design, libertà è collaborazione. Ed è proprio questo il Collaborative design.

Human Computer Interaction

L’Human Computer Interaction definisce l’insieme di studio, pianificazione, design e interazione tra gli utenti e il computer.

Iterative Design

L’iterative design è un processo ciclico composto di quattro fasi ben definite: prototipazione, test, analisi e affinamento. Lo scopo? Creare e sviluppare e migliorare il prodotto al fine di perfezionarlo e immetterlo quindi sul mercato.

 Lean UX

Alcuni esperti la considerano il futuro della User Experience. Sempre di UX si tratta, ma di una versione più moderna e dinamica e innovativa, volta a privilegiare l’esperienza d’acquisto dell’utente, invece di concentrarsi unicamente sul prodotto finale.

 MVP (Minimum Viable Product)

L’MVP è una versione di prova del prodotto finale. Si differenzia dal prototipo in quanto si tratta di una versione incompleta, contenente giusto le features più importanti che dovrà avere il prodotto finale. Utile per effettuare test e compiere ipotesi tecniche di rilievo.

Personas

Non sono le Personae di Pound, né si tratta degli eteronimi di Pessoa. Le personas sono semplicemente delle identità fittizie nate per indicare una tipologia di utenti, e in particolare la nicchia di utenti ai quali il prodotto finale verrà indirizzato.

Prototipo

Il prototipo precede il prodotto finito, dandone un accenno in qualità di anteprima fattiva di miglioramenti e perfezionamenti ulteriori. Lo si può utilizzare per i test di usabilità, ed è di solito la versione più fedele al prodotto finale. Proprio per questo è importante realizzarne uno.

UI Elements

Per UI Elements si intendono tutti gli elementi virtuali che concorrono a costruire un’interfaccia, siano essi bottoni, menu, campi di ricerca, schede e finestre varie.

Usabilità

L’usabilità è la facilità con cui una persona riesce a utilizzare un sito web o un’applicazione mobile particolare. Si tratta di stabilire quanto a fondo sia capace di funzionare l’interazione tra l’utente e il sito web. Feature indispensabile, quindi.

Vi ricordate la differenza che intercorre tra UX design, web design e UI design? Leggete qui per rinfrescarvi un po’ le idee.

 

 

Alessandro Patanella – CEO

L’IMPORTANZA DI PUBBLICIZZARE IL TUO BRAND SU YouTube

Attualmente il traffico video a livello mondiale ha una percentuale del 57%, ma studi approfonditi stimano un aumento che si aggira al 69% entro la fine del 2017. Il canale preferito per l’inserimento e la visualizzazione dei video è senza dubbio YouTube. Usato da grandi e bambini, YouTube è uno dei principali canali che incita alla visualizzazione degli spot pubblicitari, quindi, scelto l’obiettivo, il budget economico e il target da raggiungere, l’unica cosa che rimane da fare è quella di scegliere lo strumento idoneo per una giusta strategia di video marketing.

YouTube è una soluzione per sponsorizzare prodotti generici, ma tenendo conto degli utenti che accedono con account Gmail si può anche selezionare il pubblico su cui puntare e raggiungere user con interessi specifici.

Fare video marketing su YouTube è una buona cosa?

Ormai la base della pubblicità online è la campagna di video marketing. Oggi tutte le aziende si stanno inserendo nel mondo digitale per far conoscere il proprio brand e con il video marketing questo avviene attraverso l’inserzione dei video. Le aziende ovviamente vogliono pagare solo per chi realmente vede queste inserzioni, infatti YouTube ha permesso un costo per visualizzazione e non per click. Ogni volta che qualcuno guarda un video per almeno il 25%, Google richiede un pagamento.

YouTube è quindi considerato un canale per sviluppare la riconoscibilità del brand. Questo significa che le metriche da utilizzare per ottenere la conversione sono diverse da quelle di un campagna Pay per Click. La pubblicità inserita su YouTube non appare solo lì ma anche nei siti web che fanno parte nel network di Google.

Isabella Ippolito – Social Media Marketer